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Cado all’insù
Un solo passo falso nel prato, e tu sprofondi tra i tuoi capelli, come io sprofondai una sola parola sbagliata, e tu cadi dal buco nero che la parola creò tra le parole. Ruppe la lingua, in particelle non puoi più indicare nulla, col dito nulla vedere o sentire.
Sei la bocca che si rimangia la parola, la parola che inghiotte la propria bocca, una bocca famelica che divora la propria guancia.
Un solo sguardo sbagliato, e tu cadi in una terra straniera, lo straniero cade attraverso te, come io caddi dal margine del mondo, e continuo a cadere.
Vedo visioni, volti tristi pecore annerite e alberi a foglie impietriti edifici di mattoni che si ammantano di un fumo amaro. Le persone traslocano con il loro carico e portano i morti con sé i malati portano i vivi con sé, i vivi portano con sé il paradiso.
I ricordi mentono, perciò sprofondo tra i volti di mia madre, cado nella direzione di un sorriso ma il sorriso sfugge fino alla fine.
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